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Sabato 28 Aprile dalle ore 15 1°incontro saperi liberi antropologia dei movimenti sociali con Amalia Rossi

 

 

 

 

 

 

 

Dalle ore 15 Amalia Rossi
Etnografia e antropologia dei movimenti sociali.

L’analisi di nuovi e vecchi movimenti sociali è stata a lungo
determinata da studi sociologici o politici che spesso non hanno
saputo cogliere aspetti come la specificità e la complessità delle
dinamiche interne ai movimenti e le controverse relazioni di potere
che stanno alla base di diverse forme di mobilitazione
Negli anni più recenti si è potuto constatare come la prospettiva
etnografica, con la sua vicinanza ai singoli attori e l’attenzione
alle micro-pratiche, possa fornire un contributo importante allo
studio delle articolazioni tra mobilitazioni di diversa scala, che
comprendono la dimensione locale e quella transnazionale. L’indagine
etnografica si accosta intimamente agli attivisti, ai volontari, ai
militanti e non di rado partecipa ai movimenti sociali che si impegna
a documentare e spiegare: l’ntropologia dei movimenti,insomma,è spesso
engagè e si impegna nella restituzione storica dei processi di
mutamento sociale caldeggiati “dal basso”, al di fuori o contro gli
apparati istituzionali. Si può quindi osservare come negli ultimi anni
stia prendendo corpo un’antropologia dei movimenti sociali che si
propone come nuova branca dell’antropologia politica e che conosce
oggi un copicuo seguito tra gli studiosi.
Intendo qui proporre un percorso teso ad illustrare, mediante una
breve rassegna di esempi etnografici, come lo studio antropologico
delle soggettività, degli immaginari, delle pratiche di partecipazione
e di resistenza costituisca un nodo cruciale nella comprensione dei
movimenti sociali contemporanei e delle configurazioni politiche
inedite che questi, non di rado, sono in grado di produrre.


Sabato 14 gennaio dalle 21 presentazione del libro le nostre braccia, meticciato e antropologia delle nuove schiavitù

Le nostre braccia

Meticciato e antropologia delle nuove schiavitù

Non esiste una purezza originaria, siamo tutti meticci.

Dalla prefazione di Bruno Barba

Le nostre braccia al lavoro. Le braccia dei migranti che formano le fila dei nuovi schiavi, non sono semplicemente i cardini sui cui poggia il benessere delle società privilegiate. Sono ossa e muscoli di africani, sudamericani, asiatici, sono nervi e cervelli di donne e uomini che viaggiano per cambiare la loro vita. Le barriere vengono aggirate, gli ostacoli rimossi a fatica, gli individui s’incontrano e si mescolano in una babele di lingue e culture. Il meticciato è l’elemento fondamentale per oltrepassare la nozione stessa di identità, la principale minaccia che si contrappone alla riscoperta della ricchezza delle differenze. In un mondo scosso da tensioni epocali, l’impatto di questo fenomeno è crescente, studiarne le dinamiche significa comprendere le crisi e le possibilità della civiltà contemporanea in cui, mai come adesso, è necessario il dialogo, l’apertura allo scambio, l’interazione positiva, il cambiamento.
Attraverso l’analisi antropologica Andrea Staid decostruisce il modello multiculturale caro ai media progressisti (o presunti tali), verificando le proprie tesi in decine di interviste a lavoratori migranti da cui sono stati selezionati ed elaborati i racconti più significativi di muratori, badanti, manovali, contadini e attivisti politici.

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